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Sistemi Fotovoltaici
Introduzione
I sistemi fotovoltaici convertono l'energia solare in elettricità.
Il termine “photo” deriva dal greco “phos”,
il cui significato è luce, mentre “volt” prende le
sue radici da Alessandro Volta (1745-1827), primo a studiare il
fenomeno elettrico.
“Fotovoltaico”, viene tradotto letteralmente come “luce-elettrica”. Il
termine viene però anche comunemente usato con il significato
di “cella solare”.
I sistemi fotovoltaici, possono essere, semplici sistemi di approvvigionamento
per piccole calcolatrici ed orologi da polso utilizzati ogni giorno,
oppure, sistemi più evoluti, in grado di fornire un
approvvigionamento elettrico per il funzionamento di pompe per
l'acqua, sistemi di comunicazione, illuminazione di case e molte
altre applicazioni.
Nella maggior parte dei casi, l'approvvigionamento di elettricità attraverso
impianti fotovoltaici, rappresenta la soluzione più economica
al fine di effettuare le mansioni sopra indicate.
L’effetto fotovoltaico, alcuni cenni storici.
“L'effetto fotovoltaico” è noto fin dal 1839, e trova il suo
fondamento nella esperienza del fisico francese Edmond Becquerel
(1820-1891) che presentò alla Accademia delle Scienze di
Parigi la sua "Memoria sugli effetti elettrici prodotti sotto
l'influenza dei raggi solari". La scoperta di tale effetto
avvenne casualmente, mentre Becquerel effettuava delle esperienze su
una cella elettrolitica, in cui erano immersi due elettrodi di
platino. Nel 1870 l'effetto fotovoltaico fu studiato in solido sul
selenio, da Heinrich Hertz, e nel 1876, da Smith, Adam e Day, i quali
conclusero che tali celle erano in grado di convertire la luce in
elettricità con una efficienza
compresa fra 1% e il 2%. Contemporaneamente, il selenio venne
utilizzato nel campo della fotografia, nei dispositivi per la
misurazione.
L'idea di
sfruttare l'effetto fotovoltaico sotto forma di fonte energetica non
poté essere sviluppata fino a quando non si presentò
l'occasione di operare con materiali diversi dal selenio, il cui
rendimento fosse migliore. Solo nel 1954, Person, Fuller e Chapin,
ottennero la prima cella solare commerciale in silicio realizzata
all'interno dei laboratori Bell.
Passi avanti verso la commercializzazione del fotovoltaico vennero fatti tra il
1940 e l'inizio del 1950, quando venne sviluppato il processo
Czochralski per la produzione del silicio cristallino altamente puro,
con efficienza del 4%.
I costi ingenti della nuova tecnologia rappresentarono un fattore restrittivo
a casi particolari nel campo d'azione del sistema: ad esempio,
l'alimentazione di satelliti artificiali.
L’effetto fotovoltaico
Le celle solari comunemente usate sono quelle al silicio. La
fabbricazione di tali celle inizia da un cristallo cilindrico di
silicio ottenuto da un bagno di silicio fuso.
Tale cristallo viene contaminato (“drogato”), mediante una
piccola concentrazione di impurità, che considerata la sua
bassa conducibilità elettrica diviene conduttore di
elettricità. A seconda della natura delle impurità, il
cristallo diventa conduttore di cariche negative (“n”),
“elettroni”, oppure di cariche positive (“p”),
“lacune”. Si può impiegare Fosforo per rendere il
cristallo di tipo “n” e Boro per renderlo di tipo “p”.
Successivamente il cristallo cilindrico viene tagliato in fettine (“wafers”)
sottilissime (frazioni di mm). A questo punto si deve ottenere la
“giunzione p-n”: se si usa un “wafer” di tipo
“n”, viene diffuso ad alta temperatura del Boro nella sua
superficie, in misura tale che, un sottilissimo strato di tale
superficie diventi di tipo “p”. Il materiale di tipo “p”,
che è quello generalmente esposto alla radiazione solare, ha
spessore dell'ordine del µm, mentre quello di tipo “n” ha
spessore di circa 200 µm.
Quando un fotone della radiazione solare urta la regione della giunzione
“p-n”, si produce una coppia elettrone-lacuna, e
l'elettrone tende a migrare verso lo strato di Silicio tipo “p”.
Se gli strati “p” ed “n” sono connessi con
fili conduttori, che la corrente elettrica prodotta può
circolare in un circuito esterno di utilizzazione. Ogni cella,
irraggiata da luce solare, produce una tensione di 0,4 - 0,5 Volt.
Dal punto di vista fisico l'effetto fotovoltaico consiste nella
generazione di forza elettromotrice in seguito all'assorbimento di
radiazioni ionizzanti, tra le quali la radiazione luminosa.
L'effetto fotovoltaico può manifestarsi in gas, liquidi e solidi, anche
se dall'inizio l'utilizzazione fu limitata ai materiali
semiconduttori.
A differenza di altri tipi di conversione termodinamica, effetto fotovoltaico non
prevede l'esistenza di parti in movimento, di circolazione di fluidi
o di consumo di materiale, che rendono l'effetto stesso non soggetto
alle limitazioni del ciclo di Carnet.
L'effetto fotovoltaico si caratterizza attraverso due processi: il primo, in
cui per assorbimento delle radiazioni ionizzanti vengono a generarsi
cariche positive “lacune” e negative “elettroni”,
in eccesso rispetto all'equilibrio termico; il secondo, in cui tali
cariche di segno opposto si dispongono in due diverse zone del
dispositivo, a loro volta separate da una disomogeneità,
realizzata in alcuni casi tra due semiconduttori uguali di diversa
resistività (“omogiunzione”) o tra due
semiconduttori diversi (“eterogiunzione”).
Complessivamente il processo può essere schematizzato nel modo seguente:
generazione delle cariche
migrazione delle cariche
separazione delle cariche
I fotoni del raggio luminoso estraggono gli elettroni del materiale
semiconduttore, attivando il processo di fotoconversione. La forza
elettromotrice massima ricavabile viene quantificata pari al valore
del potenziale di estrazione del materiale. Soltanto i fotoni con
energia superiore a qVe (in cui q è la carica
dell'elettrone, e Ve è il potenziale di estrazione)
sono in grado di produrre coppie elettrone-lacuna. Poiché
l'energia solare è principalmente energia di basso livello, il
valore ottimo del potenziale di estrazione si ottiene in
corrispondenza di 1 eV.
Considerando tutto questo è possibile stabilire che il semiconduttore che
si presta meglio alla realizzazione di celle solari è il
silicio.
Il numero delle cariche libere generate dall'effetto fotovoltaico dipendono
soltanto dal numero di fotoni sulla cella, cioè dalla sua
illuminazione e non dal carico esterno applicato. Ciò
corrisponde ad avere un generatore che produca una corrente
proporzionale alla illuminazione.
La tensione e la corrente di una batteria solare dipendono quindi dal
tipo di semiconduttore e dalla geometria della cella; la
configurazione delle caratteristiche, quali tensione-corrente,
determinano una variazione dell'intensità luminosa, che
provoca una variazione della corrente molto maggiore rispetto a
quella della tensione.
Il rendimento di una cella solare, si definisce come il rapporto tra la potenza
elettrica erogata e la potenza elettromagnetica incidente su di essa,
il cui valore massimo viene condizionato da diversi fattori. Una
perdita di potenza si può verificare per effetto di
riflessione della radiazione incidente, o a causa del fatto che i
fotoni con “troppa” energia originano coppie
elettrone-lacuna dotate di energia cinetica dissipata in calore e non
trasformata in energia elettrica: con irraggiamento solare, il
rapporto tra cariche utili e non utili è di circa ½.
Ancora un'altra causa è legame con l'efficienza di raccolta,
dipendente dal numero dei portatori generati per illuminazione che
raggiungono e superano la giunzione.
La radiazione solare
L'energia solare è l'energia emessa dal Sole con continuità,
sotto forma di energia raggiante. L'energia viene irraggiata nello
spazio sotto forma di radiazione elettromagnetica con una lunghezza
d'onda variabile tra 0,2 e 3 mm, di cui lo spettro visibile si
colloca fra 0,4 mm dalla parte blu e 0,8 mm dalla parte rossa.
Attraverso i dati disponibili sulla distribuzione della radiazione
solare oltre l'atmosfera terrestre, è possibile concludere che
il 7% è compreso fra 0,2 e 0,4 mm (nell'ultravioletto), il 42%
è compreso nella zona visibile fra 0,4 e 0,8 mm e il 51% è
compreso nella zona infrarossa fra 0,8 e 3 mm.
La radiazione solare che raggiunge il suolo terrestre viene attenuata dalla
diffusione e dall'assorbimento ad opera dell'atmosfera. È
possibile quindi dire che il 90% dell'energia solare che raggiunge il
suolo è caratterizzata da una lunghezza d'onda pari a
0,279<λ<0,5mm, mentre il 25% da un lunghezza l'onda <λ
max. Per questo motivo l'energia solare che raggiunge il suolo
terrestre non si degrada qualitativamente durante il tragitto dal
Sole alla Terra, ma si diluisce, e quindi, può essere
convertita quasi interamente in energia utilizzabile.
Energia irraggiata dal sole: aspetti energetici.
L'energia che raggiunge la superficie della Terra varia con il variare, della
latitudine, dell'altezza del suolo, della stagione, dell'ora del
giorno, e delle variazioni delle condizioni meteorologiche locali.
In modo più completo è possibile affermare che l'energia irraggiata dal
Sole raggiunge il suolo terrestre secondo alcune leggi, quali:
la posizione della Terra rispetto al Sole, che trova espressione fisica nella
porzione di terra esposta alla radiazione variabile a ritmo stagionale
nell'emisfero boreale durante l'inverno i raggi del sole arrivano con un angolo
basso rispetto all'orizzonte e pertanto risultano irradiate con
scarsa intensità le superfici orizzontali (tangenti alla
superficie della Terra) mentre vengono irradiate intensamente le
superfici verticali esposte a Est, Sud, Ovest, in quanto investite
secondo angoli vicini a 90°; tutto questo malgrado la superficie
di atmosfera che i raggi debbono attraversare sia maggiore rispetto
alla situazione estiva;
in funzione alla rotazione della Terra attorno al suo asse, la parte esposta ai
raggi solari varia con ritmo giornaliero, od orario: i raggi del
mattino e della sera investono le superfici verticali con angoli
relativamente efficaci, essendo il Sole basso sull'orizzonte, mentre
nelle ore meridiane l'irraggiamento più intenso raggiunge i
piani orizzontali.
Nell'attraversamento dell'atmosfera, il valore della costante solare diminuisce via via
che aumenta lo spessore dello strato d'aria attraversato. Per effetto
dell'assorbimento atmosferico, il valore di 1,353 kW/m2,
valido al di sopra dell'atmosfera, si riduce a circa 1,0 kW/m2
al livello del mare.
Ore di sole equivalente ed energia prodotta.
Per questo motivo, spiegato da una legge fisica, si ha maggiore convenienza nel
raccogliere la radiazione solare alle latitudini raggiunte dalle
montagne; man mano che il Sole si allontana dallo zenit, aumenta
l'assorbimento atmosferico in quanto aumenta lo spessore di atmosfera
attraversata.
L'azione filtrante ed assorbente dell'atmosfera non varia soltanto con l'ora
solare, ma anche con la stagione e la latitudine: vale a dire che il
valore della “costante solare” (cioè la potenza
della radiazione solare prima della modificazione da parte
dell'atmosfera terrestre) al livello del mare dipende dalla
declinazione del Sole.
Agli effetti della raccolta della radiazione solare mediante superfici collocate
sul suolo, più importante delle variazioni stagionali
dell'altezza del Sole sull'orizzonte, è il moto diurno
apparente al Sole.
Durante l'attraversamento dell'atmosfera terrestre l'irraggiamento solare
subisce effetti diversi. Una parte di esso viene riflessa verso lo
spazio, principalmente ad opera delle nubi, un'altra parte viene
diffusa in tutte le direzioni dall'incontro con le molecole di azoto,
ossigeno, vapore d'acqua, anidride carbonica, ozono, una parte viene
assorbita dalle molecole costituenti l'atmosfera, le quali di
conseguenza si riscaldano ed emettono radiazione infrarossa, ed
infine, una parte raggiunge la superficie della Terra e prende il
nome di radiazione diretta. La somma della radiazione diffusa e della
radiazione infrarossa emessa dell'atmosfera in seguito
all'assorbimento costituisce la radiazione diffusa. Soltanto
un'aliquota dell'irraggiamento solare raggiunge perciò il
suolo terrestre, poiché nell'attraversamento dell'atmosfera
esso risulta selettivamente assorbito e disperso. Dell'energia
ricevuta dalla superficie terrestre, una parte viene pertanto
assorbita dal terreno, una parte riflessa, una parte rimessa come
radiazione infrarossa con lunghezza d'onda di circa 812 µm, una
parte va dispersa per convezione e una parte contribuisce
all'evaporazione superficiale dell'acqua.
È evidente che qualsiasi considerazione sulle relazioni fra l'energia
solare e la Terra e sulla possibilità di utilizzare tale
energia, è basata sulla conoscenza della distribuzione
geografica della intensità della radiazione solare.
Misurazione della radiazione solare
I dati sulla radiazione solare sono forniti generalmente dai servizi
meteorologici, che controllano regolarmente gli strumenti in modo
tale che i dati siano sempre della massima precisioni.
L'apparecchio che misura la durata dell'irraggiamento solare è
l'eliografo: questo è sensibile alla radiazione diretta, cioè
ai raggi solari visibili.
Lo strumento standard registra la radiazione al di sopra del limite
d'illuminazione di 210 Wm2, cioè di un quinto di un
massimo possibile. Il limite può variare tra 70 e 280 Wm2.
L'irraggiamento totale si registra mediante un apparecchio chiamato piranometro, che
riceve l'energia solare proveniente da tutto l'emisfero celeste, vale
a dire da un orizzonte in modo da misurare la radiazione incidente su
una superficie orizzontale. Lo spettro di lunghezza d'onda misurata
si aggira tra 0,3 mm e 3 mm.
L'apparecchio più comunemente utilizzato è il piranometro di Eppley.
I piranometri in uso hanno una sensibilità tale che la tensione
di uscita per l'illuminazione massima è dell'ordine di un
millivolt o anche inferiore.
Il terzo tipo di misurazione è quello della radiazione diffusa. Si
utilizzano in questo caso piranometri forniti di un dispositivo
supplementare che serve da schermo alla radiazione diretta.
La radiazione diretta di misura con il pireliometro: questo strumento comporta
un'apertura ridotta e una superficie ricevente che deve essere
mantenuta ortogonale ai raggi del sole. L'uso del pireliometro
rappresenta un'operazione alquanto delicata e le letture devono
essere corrette tenendo conto della temperatura delle diverse parti
dell'apparecchio.
Esistono inoltre apparecchi di misura nei quali la termopila è
sostituita da una fotopila, la cui sensibilità è molto
più elevata e pur mantenendo essi un alto indice di
precisione, sono meno costosi.
Per quanto riguarda le esigenze strettamente connesse con i servizi
meteorologici. Riguardo cioè alle previsioni del tempo, la
misura della radiazione solare non è tra gli elementi più
importanti.
La misura più corrente è quella della durata dell'irraggiamento solare.
Esistono formule che permettono di ottenere una valutazione dell'irraggiamento
diretto S partendo dalla radiazione globale, espressa come
percentuale P della massima illuminazione globale possibile (a
incidenza normale):
per P>25%
S = P • 12,2 117Wm2
per P<25%
S = 0
relazione stabilita da osservazioni sperimentali per diversi climi.
La formula comporta una probabilità di errore che può arrivare
fino al 40% e oltre.
Nella maggior parte dei luoghi, a causa della mancanza di una rete sufficientemente
fitta di misura della radiazione solare, si può soltanto
stimare l'irraggiamento partendo, ad esempio, da dati relativi a
località vicine.
A volte per valutare l'irraggiamento solare si usano come dati di base quelli
sulla temperatura, le precipitazioni e la nebulosità, che sono
più frequentemente a disposizione.
Valutazioni energetiche
Nel tragitto attraverso l'atmosfera, la densità di potenza della
radiazione solare si riduce da 1,353 kW/m2 a valori che
possono variare tra 1 e 0,3 kW/m2.
Il valore 1kW/m2 corrisponde al massimo irraggiamento al suolo su
superficie orizzontale con Sole allo zenit e atmosfera perfettamente
trasparente. Tale valore produce una energia massima E valutabile
mediante la seguente formula:
E = 1 kW • 0,8 • 8600 • 8/24 • 315/365 ≈ 2000 kWh/m2 anno
In cui:
0,8 = coefficiente di riduzione della densità di potenza mediata sull'arco di 8 ore/giorno
8600 = numero delle ore in un anno
8/24 = ore di sole al giorno
315/365 = giorni di sole all'anno.
Il valore ricavato è un valore limite e tuttavia valido per
regioni come Gerusalemme, Texas, Pirenei orientali. Altrove esso è
assai minore. Nell'Italia Meridionale e in Sardegna vi sono zone
nelle quali l'energia solare incidente raggiunge il valore di 2000
kWh/m2 anno.
Sfruttamento dell’energia solare
Lo sviluppo della moderna tecnologia ha portato allo sfruttamento
dell'energia solare in due tipi di applicazione:
il solare termico, che consiste nella trasformazione dell'energia solare in
calore, attraverso un dispositivo denominato collettore solare,
tramite il riscaldamento di un fluido (acqua) a bassa temperatura e
alla pressione atmosferica. L'acqua viene utilizzata a fini
domestici sanitari
il solare elettrico o fotovoltaico, che consiste nella conversione diretta
dell'energia solare in elettricità attraverso un fenomeno
fisico-chimico denominato effetto fotovoltaico. Il processo ha come
risultato la produzione di energia elettrica.
Solare termico
Il pannello solare (o collettore) serve a catturare l'energia che giunge
dal sole per produrre acqua calda ad una temperatura che può
raggiungere i 60-70 °C. Questa viene accumulata in un apposito
serbatoio in modo da poter essere utilizzato per gli usi sanitari.
Malgrado le varianti costruttive dei collettori si possono individuare le
seguenti parti:
pannello solare, simile ad un radiatore che permette di trasferire il calore
assorbito dal sole all'acqua del serbatoio riscaldandola
il serbatoio di accumulo dell'acqua riscaldandola con l'aggiunta eventualmente di
una pompa per la circolazione forzata dell'acqua
i collegamenti e tubazioni idrauliche del circuito
la staffe metalliche di montaggio per la posa in opera.
Le differenze (tecnologiche, di materiali impiegati, di costo, etc) sono
originate dall'adattamento della tecnologia alle diverse necessità
degli utenti ed anche alle diverse condizioni di installazione e di
impiego: sono così disponibili pannelli sottovuoto, pannelli
solari vetrati, pannelli vetrati ad aria calda, pannelli scoperti.
Solare fotovoltaico
La cella fotovoltaica è l'elemento più elementare capace
di operare la conversione, in grado di produrre circa 1/1,5 Watt di
potenza quando è investita da una radiazione di 1000 W/m2
(condizioni standard di irraggiamento). Molte celle assemblate e
collegate tra di loro in una unica struttura formano il modulo
fotovoltaico. Un modulo fotovoltaico è costituito da 36 celle,
ha una superficie di circa mezzo metro quadrato ed eroga, in
condizioni ottimali tra 40 e 50 W.
Un insieme di moduli, connessi elettricamente tra loro, formano il campo
fotovoltaico che, insieme ad altri componenti meccanici, elettrici ed
elettronici, consente di realizzare i sistemi fotovoltaici. Il
sistema fotovoltaico nel suo insieme, capta e trasforma la radiazione
solare incidente e la rende disponibile per l'utenza sotto forma di
energia elettrica.
Le tecnologie
celle fotovoltaiche in silicio monocristallino: il silicio a cristallo
singolo, o monocristallino, è ottenuto da un processo detto
di melting a partire da cristalli di silicio di elevata purezza che,
una volta fusi, vengono fatti solidificare a contatto con un seme di
cristallo. Durante il raffreddamento, il silicio gradualmente si
solidifica nella forma di un lingotto cilindrico di monocristallo
del diametro di 13 ~ 20 cm, con una lunghezza che può
raggiungere i 200 cm. In un momento successivo, il lingotto viene
tagliato con speciali seghe a filo, in fettine dette wafers con
spessore di 250 / 350 mm
celle fotovoltaiche in silicio policristallino: in alternativa al silicio
monocristallino, l'industria fotovoltaica utilizza anche il silicio
policristallino che ha costi di produzione inferiori e nel quale i
cristalli si presentano ancora aggregati tra loro ma con forme e
orientamenti differenti. L'affinamento del processo produttivo delle
celle di silicio policristallino consente ormai di realizzare celle
con prestazioni elettriche solo di poco inferiori rispetto a quelle
di silicio monocristallino
celle fotovoltaiche in silicio amorfo: è stato il primo e l'unico
film antagonista del cristallino per tutti gli anni '80 e '90. Dal
lancio sul mercato ad oggi la tecnologia amorfa è quella che
ha realizzato i maggiori progressi sviluppando soluzioni sofisticate
ed attenuando molti dei suoi problemi tecnologici: a questo
proposito, va considerato che proprio negli anni '90 lo sviluppo del
cristallino ha avuto un naturale rallentamento dovuto alla necessità
delle industrie di recuperare parte degli investimenti di ricerca
del decennio precedente. A differenza della tecnologia cristallina
nella quale il materiale semiconduttore si presenta solido in forma
di wafers con spessore di qualche centinaio di micron, in questo
caso la materia attiva può essere ottenuta il forma di gas
con il vantaggio di poter essere depositata in strati spessi pochi
micron e su di una grande varietà di superfici di appoggio.
Il contenuto utilizzo di silicio rispetto al cristallino è
quindi in linea con la limitata disponibilità di materiale
attivo ottenuto come scarto dell'industria elettronica che si sta
profilando all'orizzonte. Si possono così ottenere film di
spessore totale pari a 1-2 millimetri, anche flessibili (per
esempio, silicio amorfo depositato su una lastra di 0,5 millimetri
di alluminio) e leggerissimi. Purtroppo la natura stessa del silicio
amorfo, che non presenta una struttura molecolare definita (a
cristalli), limita notevolmente la prestazione elettrica in termini
di efficienza che rimane ben al di sotto di quella del cristallino.
Rimangono, in oltre da risolvere una serie di problemi legati alla
stabilità delle prestazioni nel tempo. L'amorfo perde poco
meno del 10% delle prestazioni di potenza dichiarate dal costruttore
nelle prime 300-400 ore di esposizione. Questo comporta difficoltà:
- nello stabilire a priori le vere prestazioni dell'impianto
realizzato dopo il degrado iniziale; - confrontare economicamente,
in termini di costi/prezzi dei moduli a watt, l'amorfo con altre
scelte a pari potenza acquistata. L'aspetto estetico di questi
moduli è decisamente attraente con la possibilità di
realizzare moduli flessibili, e quindi prodotti prevalentemente ad
uso architettonico o in sostituzione agli elementi edilizi.
celle fotovoltaiche a film sottile: sono composte da strati di materiale
semiconduttore (non sempre è presente il silicio) depositati
generalmente come miscela di gas su supporti a basso costo come
vetro, polimero, alluminio che danno consistenza fisica alla
miscela. La deposizione di un gas consente l'immediato beneficio di
un utilizzo minore di materiale attivo: lo spessore si riduce da 300
micron delle celle cristalline a 4-5 micron di quella a film
sottile. Inoltre, il processo produttivo dei film sottili consente
una riduzione delle fasi di lavorazione che, oltretutto e a
differenza del cristallino, possono essere automatizzate.
celle CIS (Copper Indium Diselinide) e CIGS (Copper Indium Galliunm
Diselinide): queste celle utilizzano substrati di basso costo e
processi di produzione facilmente automatizzabili e quindi idonei a
produzioni di grandi volumi. Questi prodotti hanno dimostrato
affidabilità nell'utilizzo in esterno e stabile efficienza
nel tempo. Entrambe le tecnologie hanno dimostrato buone
caratteristiche elettriche. I moduli CIS sono già presenti
commercialmente. Il CIS viene alla ribalta del mondo fotovoltaico
quando nel 1988 la prima cella da laboratorio raggiunge l'11% di
efficienza. Nei sette anni di ricerca che seguirono i risultati
stentavano ad arrivare e solo alcune soluzioni produttive brillanti
a metà degli anni '90 accelerarono lo sviluppo. Il CIGS, e
ancora più recentemente il CIGSS (con l'aggiunta di zolfo) è
un derivato che consente di aumentare l'efficienza elettrica di
conversione. Nonostante la più intuitiva complessità
di realizzazione, fortunatamente l'aggiunta di un composto nel mix
di produzione ha consentito una maggior flessibilità del
processo non gravando sui costi totali. Contrariamente a quanto
accade per il silicio amorfo, la stabilità delle prestazioni
in esterno del CIS-CIGS è notevole e prove in campo che
durano da ormai 7 anni provano che non c'è degrado della
potenza. Viceversa lo stato di maturità della tecnologia sul
piano della uniformità di produzione (celle o moduli di
simili caratteristiche elettriche) è ancora insufficiente.
L'ingegneria chimico-fisica dei dispositivi CIS e CIGS è
prevista con l'utilizzo di materiali di base piuttosto costosi anche
se si ottengono buone prestazioni anche con materiali di qualità
intermedia. La peculiarità di poter essere realizzate su
substrati anche flessibili le rendono, in prospettiva, attraenti
anche per gli usi architettonici.
celle a film sottile in CdTe (Tellurio di Cadmio): questi moduli sono un'altra
nuova tecnologia oramai sulla via della commercializzazione. Linee
di produzione sono in allestimento in questi anni negli Stati Uniti,
mentre in Giappone già da anni si costruiscono piccole celle
che equipaggiano le calcolatrici solari. Il materiale è un
semiconduttore con caratteristiche vicine a quelle delle efficienti
ma costose celle all'arseniuro di gallio (GaAs) realizzate per le
applicazioni spaziali. Il processo costruttivo e tecnologicamente
semplice e produce una cella con buone caratteristiche meccaniche di
resistenza e reazione agli stress termici. Il processo tipico è
definito “sublimazione in spazio chiuso” e permette la
costruzione di celle con efficienze maggiori del 15%. La tipica
cella CdTe è a quattro strati e tre giunzioni per migliorare
le caratteristiche di assorbimento dello spettro solare, ma
nonostante questo può essere realizzata con spessori molto
ridotti che aiutano a contenere i costi. Sino al 1999 le migliori
prestazioni erano state raggiunte con celle caratterizzate da uno
strato attivo di soli 3.5micron, ma attualmente spessori di 5-10
micron sono alla portata delle nuove tecniche di produzione. I primi
impianti fotovoltaici formati da moduli prototipo sono apparsi nei
campi prova intorno ai primi anni '90. L'efficienza massima ottenuta
in laboratorio è stata del 16% su celle di 1 cm2 e del 10% su
moduli prototipo. Per valutare la tecnologia si deve osservare che
il record riportato è stato ottenuto parecchi anni or sono e
che da allora non è stato più migliorato nonostante
l'introduzione di numerosi processi di produzione evoluti. Dal punto
di vista industriale la tecnologia CdTe “soffre” di un
problema che altre nuove tecnologie non hanno: esistono molti metodi
di produzione e tutti hanno molto margine di miglioramento. Dagli
anni '90 fino ad oggi si è cercato di dare una risposta ad
una serie di problemi tecnici che ostacolavano il processo di
maturità tecnologica. Da subito si notò come,
nonostante buoni risultati di efficienza sulle celle, i moduli
formati dall'insieme delle celle fornissero un'efficienza nettamente
più bassa. Inoltre, a fronte della facilità di
realizzazione di buone celle, si notò come le stesse avessero
o eccellente o povera stabilità. La spiegazione, tutt'altro
che banale, sembra ancora parzialmente aperta nonostante sia già
avanzata la pre-industrializzazione del prodotto.
Le applicazioni del fotovoltaico
La tecnologia fotovoltaica consente la conversione diretta dell'energia
solare in energia elettrica. La conversione avviene per mezzo di
celle fotovoltaiche che devono essere collegate elettricamente tra
loro a formare i moduli che dovranno essere orientati quanto più
possibile perpendicolarmente alla radiazione solare. I moduli
fotovoltaici possono essere usati sia singolarmente (un modulo da 36
celle può caricare una batteria da 12 V) che collegati tra
loro in serie e parallelo così da formare stringhe e campi
fotovoltaici.
Il motivo per cui la maggior parte dei moduli fotovoltaici commerciali è
composta da 36 celle in serie dipende dalle prime applicazioni che
vedevano questi dispositivi collegati stabilmente ad accumulatori al
piombo al fine di assicurarne un buon stato di carica.
A tutt'oggi, in relazione alle esigenze di applicazioni anche per grandi potenze,
l'industria fotovoltaica realizza moduli commerciali di potenza ed
area doppia (72 celle, circa 130W).
L'energia prodotta da un generatore fotovoltaico viene solo raramente
utilizzata direttamente dalle utenze elettriche collegate. In genere,
invece, tra produzione e utenza sono interposti dispositivi e
circuiti con funzioni elettriche ben precise.
Per compensare l'aleatorietà della fonte solare rispetto alle
richieste di un carico elettrico si fa ricorso all'uso di batterie di
accumulatori.
Quando poi, infine, è necessario disporre di energia elettrica sotto forma
di corrente alternata a 230V monofase o 400V trifase con
caratteristiche del tutto analoghe alle forniture in bassa tensione
esercitate dalle società distributrici di energia elettrica,
l'utilizzo di convertitori statici o inverter è una strada
obbligata. In alcuni casi provvedono ad effettuare anche il parallelo
delle stringhe fotovoltaiche e ad acquisire dati di funzionamento
gestendone la trasmissione verso un computer di controllo.
Va inoltre ricordato che, in alcuni casi, gli impianti fotovoltaici
possono interagire con altre fonti energetiche rinnovabili (ad
esempio nel caso degli impianti eolico/fotovoltaici) e/o avvalersi di
gruppi elettrogeni tradizionali per far fronte a lunghi periodi di
maggior consumo e minore produzione.
Le prestazioni, i componenti impiegati e la taglia dei sistemi
fotovoltaici dipendono dalle specifiche applicazioni, ma sono in
linea di massima raggruppabili in due macro-categorie.
Tipi di impianto
L'insieme del generatore fotovoltaico e del sistema di controllo e
condizionamento della potenza costituisce l'impianto fotovoltaico. Ne
esistono fondamentalmente di due tipi.
Impianti isolati dalla rete (detti stand-alone o off-grid):
I sistemi autonomi, sono quelli in cui l'energia elettrica che viene
prodotta in eccedenza rispetto al carico elettrico, viene accumulata
all'interno di batterie, al fine di poter essere utilizzata in
momenti di bassa insolazione o di buio. Questo tipo di sistema si
applica bene a ripetitori radio, utenze isolate, lampioni
fotovoltaici, etc.
servizio: comprendono quelle applicazioni per carichi di piccola potenza in
servizio isolato dalla rete come pompaggio di piccole quantità
d'acqua per uso sanitario, alimentazione ripetitori telefonici e
radio, carica batteria per imbarcazioni da diporto, camper, ecc.;
utenze isolate: in genere di tipologia identificabile come domestica con
distribuzione dell'energia in corrente continua o, per fabbisogni
energetici maggiori, in corrente alternata come rifugi alpini,
seconde case, ecc.;
mini-rete isolate: costituite da impianti con potenza fotovoltaica di qualche
decina di kW, distribuzione in alternata spesso trifase e con
back-up di un gruppo diesel-elettrico, dedicati all'elettrificazione
di villaggi o comunità isolate dalla rete di distribuzione.
La presenza del gruppo diesel, che può essere parte integrale
della generazione elettrica, fa chiamare questi impianti ibridi.
L'impianto è composto da:
Moduli Fotovoltaici: raggruppamenti piani di celle, di potenza che va dai
20 ai 100 Watt di picco, erogati nelle condizioni di illuminamento
nominale. I pannelli vanno rivolti a sud con un'inclinazione, in
gradi, rispetto al piano orizzontale, pari alla latitudine del
luogo. Considerando che l'intensità dell'illuminazione solare
varia durante il giorno e nel corso dei mesi, si può dire che
l'energia media prodotta da un m2 di pannello è di circa 450
Wattora al giorno
Inverter: la corrente generata dai pannelli fotovoltaici è di tipo
continuo; visto che la maggior parte delle apparecchiature
elettriche richiede la corrente alternata si utilizza un dispositivo
elettrico, l'inverter, capace di trasformare l'energia elettrica da
continua ad alternata
Sistema d'accumulo dell'energia elettrica:
si tratta di un sistema regolazione della carica degli accumulatori
necessario per evitare danneggiamenti per difetto o eccesso di
carica.
Impianti collegati alla rete elettrica (detti grid-connected):
Nei sistemi connessi alla rete, l'energia prodotta viene convertita in
corrente elettrica alternata, e nel caso questa non venga utilizzata,
viene immessa nella rete elettrica nazionale e contabilizzata con un
contatore doppio, in grado di gestire la corrente in entrata e quella
in uscita.
tetti fotovoltaici: impianti di potenza contenuta (qualche kW) che
iniettano l'energia prodotta in rete e che sono installati su spazi
marginali (come le coperture degli edifici);
centrali fotovoltaiche. Con potenze installate considerevoli e di taglia
modulare in quanto costituite da unità di generazione base
(sottocampi) con potenze fino a 500kW.
Aspetti ambientali ed architettonici
I vantaggi e gli svantaggi, di tale sistema possono essere classificati, quali:
produzione di energia elettrica: energia questa di alto valore che può
essere impiegata in modi molto diversi
assenza di combustibile
miglioramento dell'ambiente, in quanto non avviene la produzione di rumori,
sprechi, emissioni o dispersioni di calore
modularità dei sistemi, che permette l'installazione di questi in piccole
unità, in prossimità al punto di consumo dell'energia
tecnologia collaudata e matura in uso da 30 anni, e tra le tecnologie
energetiche più promettenti del futuro;
è necessario un utilizzo diffuso negli edifici al fine di dare una
produzione significativa di energia
possibile miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni rurali del
Terzo Mondo
modularità del sistema
versatilità
assenza di parti in movimento, che consentono ridotte esigenze di manutenzione
facilità di integrazione nel contesto urbano.
La tecnologia fotovoltaica si presenta con un alto grado di versatilità
e quindi può essere introdotta all'interno di numerosi campi
d'applicazione, passando da minisistemi da Milliwatt, quali
calcolatrici solari, a sistemi di Megawatt, nel caso delle centrali
fotovoltaiche, oppure, dall'alimentazione di satelliti nello spazio
a utenze isolate nel deserto.
L'applicazione però, che sembra essere più promettente, è
quella dell'integrazione del fotovoltaico negli edifici. Infatti, i
moduli fotovoltaici integrati in un edificio non richiedono spazio
addizionale, riducendo quindi costi e utilizzo del suolo, qualora
vengano veramente integrati in un edificio, ad esempio una facciata
fotovoltaica, gli elementi convenzionali dell'edificio possono essere
omessi.
Un inserimento degli elementi ben progettato architettonicamente può
migliorare l'aspetto dell'edificio, e allo stesso tempo può
rappresentare una caratteristica pregevole, dal punto di vista
estetico. Generalmente un edificio con elementi fotovoltaici
integrati è immediatamente percepibile, stimolando spesso
discussioni e imitazioni.
L'uso di sistemi fotovoltaici in un edificio è un'affermazione molto
visibile dell'interesse dei proprietari verso i temi del risparmio
energetico e della difesa dell'ambiente.
A questo proposito i moduli fotovoltaici possono essere impiegati per:
copertura di tetti
rivestimenti di facciate (in restauro e rinnovo ad esempio)
elementi montanti e traverse o facciate continue
elementi di schermatura dal sole, quali pensiline o tettoie di vario genere
schermatura solare per lucernari
pensiline per parcheggi
sistema di alimentazione per apparecchiature isolate
possono essere presi in considerazione al fine dell'installazione di
elementi fotovoltaici, vani scala, ascensori e pareti senza finestre.
L'integrazione e il rendimento energetico vengono ottimizzati nel momento in cui
l'implementazione dei sistemi fotovoltaici è prevista sin
dalla fase di progettazione dell'edificio e se è disponibile
un'area inclinata e senza ombre.
L'elettricità
generata dal fotovoltaico offre più vantaggi dei generatori
diesel, delle batterie usa e getta, e perfino della alimentazione
convenzionale.
Questi benefici rendono il fotovoltaico l'energia scelta in molti e molti
casi ogni giorno:
alta affidabilità
bassi costi di manutenzione
benefici ambientali
modularità
bassi costi di costruzione.
Alta affidabilità
Le celle fotovoltaiche sono state originariamente sviluppate per l'uso
nello spazio, dove la riparazione è estremamente costosa, se
non impossibile. Il fotovoltaico alimenta ancora ogni satellite in
orbita attorno alla terra in quanto è operativo per lunghi
periodi con quasi nessun intervento di manutenzione.
Bassi costi di manutenzione
Le celle fotovoltaiche utilizzano l'energia solare per produrre
elettricità: quindi in questo caso il combustibile è
libero. Con parti non movibili, le celle richiedono poca
manutenzione. La bassa manutenzione, e i costi effettivi dei sistemi
fotovoltaici sono l'ideale per fornire alimentazione alle stazioni di
comunicazione in alta montagna, per le boe di navigazione in mare, o
per gli edifici lontani dalle linee elettriche.
Benefici ambientali
Non utilizzando combustibili e non avendo parti movibili, i sistemi
fotovoltaici sono puliti e silenziosi. Questo è molto
importante dove le alternative principali per ottenere l'elettricità
e la luce solo attraverso i generatori diesel e le lanterne a
kerosene. Mentre diventiamo più coscienti dei “gas
serra” e dei loro effetti nocivi sul pianeta, tra le energie
alternative pulite il fotovoltaico è diventato uno dei più
importanti.
Modularità
I sistemi fotovoltaici possono essere costruiti per ogni misura di
energia richiesta. In oltre il proprietario di un sistema
fotovoltaico può allargare il sistema o spostarlo se le sue
esigenze energetiche cambiano. Per esempio, i proprietari di una
abitazione possono aggiungere dei moduli con il passare degli anni
mentre si sviluppano energia e mezzi finanziari.
Bassi costi di costruzione
Meno collegamenti significa bassi costi, minor tempo di costruzione e
riduzione della burocrazia, specialmente per le aree urbane.
Usi e applicazioni
Oggi i generatori solari di elettricità servono la popolazione per
la vita quotidiana in molti luoghi isolati e allo stesso tempo nei
centri delle nostre grandi città. I sistemi fotovoltaici che
vennero usati per la prima volta all'interno di programmi spaziali,
sono gli stessi che ora vengono utilizzati per i generatori elettrici
per il pompaggio dell'acqua, per l'illuminazione notturna, per
l'attivazione di interruttori, carica batterie, e molto altro.
Sono da considerare ancora le coperture dei capannoni industriali che possono
essere utilizzate per ospitare generatori fotovoltaici, trattandosi
spesso di ampie superfici.
Un caso comune è quello degli shed, o lucernari, con la
superficie verticale rivolta verso nord, per evitare che la luce
solare entrando direttamente provochi effetti di abbagliamento
dall'interno. Quando gli shed sono verso sud offrono una superficie
che può essere sfruttata per alloggiare moduli fotovoltaici.
L'utilizzo degli elementi fotovoltaici in arredo urbano costituisce una tendenza
progettuale sempre più in diffusione, tanto che ai lampioni
fotovoltaici vanno affiancandosi innumerevoli altre applicazioni,
quali, pensiline, coperture frangisole, insegne commerciali
provvisorie, barriere autostradali anti-rumore.
Ancora progetti di centri urbani, info-point, chioschi alimentati dal
fotovoltaico e posizionati all'ingresso delle città che
forniscono informazioni utili sui servizi che la città è
in grado di offrire.
Marchi e Prodotti consigliati
Glossario.
Ampère (A)
- Unità di misura della corrente elettrica; equivale a un flusso di carica in un conduttore pari ad un Coulomb per secondo.
Ampèrora (Ah)
- Quantità di elettricità equivalente all'energia corrispondente al flusso di una corrente di un ampère per un'ora.
Array
- V. campo fotovoltaico.
Batterie di accumulatori
- Dispositivi capaci di convertire energia elettrica in energia chimica e viceversa. Nella fase di carica
vengono utilizzati per immagazzinare l'energia elettrica, che poi sarà restituita, secondo necessità, in fase di scarica.
In genere, si utilizzano più accumulatori collegati insieme (batterie di accumulatori).
Campo fotovoltaico
- Insieme di moduli fotovoltaici, connessi elettricamente tra loro e installati meccanicamente nella loro sede di funzionamento.
Capacità della batteria
- Quantità di elettricità accumulata da una batteria di accumulatori e quindi erogabile dalla stessa ad un
determinato regime fino a una tensione prestabilita. Si misura in Ampèrora (Ah).
Capacità nominale
- Capacità dichiarata dal costruttore per una certa batteria. La capacità nominale è riferita ad un
regime di scarica di 10 ore e alla temperatura di 25°C: viene indicata con il simbolo C10. Si misura in Ampèrora (Ah).
Carico elettrico
- Quantità di potenza elettrica istantanea consumata da un qualunque utilizzatore elettrico (W).
Cella fotovoltaica
- Elemento base della generazione fotovoltaica, costituita da materiale semiconduttore opportunamente 'drogato' e
trattato, che converte la radiazione solare in elettricità.
ChiloWatt (kW)
- Multiplo dell'unità di misura della potenza, pari a 1.000 Watt.
ChiloWattora (kWh)
- Unità di misura dell'energia. Un chilowattora è l'energia consumata in un'ora da un apparecchio utilizzatore da 1 kW.
Ciclo di vita o durata di una batteria
- Valore convenzionale che indica il numero di cicli di carica e scarica che la batteria può
effettuare prima di cessare il funzionamento. Esso è di solito
accompagnato da limitazioni sulle modalità dei cicli di carica e scarica.
Conversione fotovoltaica
- Fenomeno per il quale la luce incidente su un dispositivo elettronico a stato solido (cella fotovoltaica) genera
energia elettrica.
Convertitore CA/CC, Raddrizzatore
- Dispositivo che converte la corrente alternata in continua.
Convertitore CC/CA, Inverter
- Dispositivo che converte la corrente continua in corrente alternata.
Corrente
- Flusso di cariche elettriche in un conduttore tra due punti aventi
una differenza di potenziale (tensione). Si misura in A (Ampère).
Dispositivo fotovoltaico
- Cella, modulo, pannello, stringa o campo fotovoltaico.
Efficienza ( in %)
- Rapporto tra la potenza (o l'energia) in uscita e la potenza (o l'energia) in ingresso.
Efficienza di conversione di un dispositivo fotovoltaico (in %)
- Rapporto tra l'energia elettrica prodotta e l'energia solare raccolta dal dispositivo fotovoltaico.
Energia
- In generale, si misura in J (Joule); quella elettrica che quì
interessa si misura in Wh (Wattora) ed equivale all'energia resa
disponibile da un dispositivo che eroga un Watt di potenza per un'ora:
1 Wh = 3.600 J
1 cal = 4,186 J
1 Wh = 860 cal
Film sottile
- È il prodotto della tecnologia che sfrutta la
deposizione di un sottilissimo strato di materiali semiconduttori per
la realizzazione della cella fotovoltaica.
Fotovoltaico
- Termine composto da "foto", dal greco "luce" e
"voltaico", da Alessandro Volta, lo scienziato italiano che
fu tra i primi a studiare i fenomeni elettrici.
Generatore fotovoltaico
- Generatore elettrico costituito da uno o più
moduli – o pannelli, o stringhe - fotovoltaici.
Grid
- Rete elettrica di distribuzione.
Inseguitore del punto di massima potenza, MPPT
- Apparecchiatura elettronica di interfaccia tra l'utilizzatore e il generatore
fotovoltaico, tale che il generatore fotovoltaico "veda"
sempre ai suoi capi un carico ottimale per cedere la massima potenza.
Al variare delle condizioni esterne (temperatura, irraggiamento)
l'inseguitore varia il suo punto di lavoro, in modo da estrarre dal
generatore sempre la massima potenza disponibile e cederla al carico.
Inverter
- Vedi convertitore CC/CA.
Irraggiamento
- Radiazione solare istantanea (quindi una potenza) incidente
sull'unità di superficie. Si misura in kW/m2.
L'irraggiamento rilevabile all'Equatore, a mezzogiorno e in
condizioni atmosferiche ottimali, è pari a circa 1.000 W/m2.
Maximum Power Point Traker (MPPT)
- Vedi Inseguitore del punto di massima potenza.
Modulo fotovoltaico
- Insieme di celle fotovoltaiche collegate tra loro
in serie o parallelo, così da ottenere valori di tensione e
corrente adatti ai comuni impieghi, come la carica di una batteria.
Nel modulo, le celle sono protette dagli agenti atmosferici da un
vetro sul lato frontale e da materiali isolanti e plastici sul lato
posteriore.
Pannello fotovoltaico
- Insieme di più moduli, collegati in serie o in parallelo, in una struttura rigida.
Potenza
- È l'energia prodotta nell'unità di tempo. Si misura
in W = J/s (W = Watt; J = Joule; s = secondo). Dal punto di vista
elettrico il W è la potenza sviluppata in un circuito da una
corrente di 1 A (Ampère) che attraversa una differenza di
potenziale di 1 V (Volt). La potenza elettrica è quindi data
dal prodotto della corrente (I) per la tensione (V). Multipli del W:
chilowatt: kW = 103 W
megawatt: MW = 106 W
gigawatt: GW = 109 W
terawatt: TW = 1012 W
Potenza di picco (Wp)
- È la potenza massima prodotta da un dispositivo fotovoltaico in condizioni standard di funzionamento
(irraggiamento 1000 W/m2 e temperatura 25°C).
Radiazione solare
- Energia elettromagnetica che viene emessa dal sole in seguito ai processi di fusione nucleare che in esso avvengono. La
radiazione solare (o energia) al suolo viene misurata in kWh/m2.
Raddrizzatore
- Vedi convertitore CA/CC.
Regolatore di carica
- Dispositivo che controlla la velocità di ricarica e lo stato di carica delle batterie.
Semiconduttori
- Materiali con caratteristiche elettriche intermedie tra quelle dei
conduttori e degli isolanti. Tra di essi vi è il silicio.
Silicio
- Materiale semiconduttore usato per costruire celle fotovoltaiche.
Silicio amorfo
- Tipo di silicio per celle fotovoltaiche che non ha struttura cristallina.
Silicio cristallino
- Tipo di silicio a struttura cristallina (monocristallino o policristallino).
Silicio monocristallino
- Silicio costituito da un singolo cristallo.
Silicio policristallino
- Silicio costituito da più cristalli.
Silicio solare
- Silicio, prodotto appositamente per l'industria
fotovoltaica o di scarto dell'industria elettronica, avente
caratteristiche di purezza sufficienti per la preparazione delle celle solari.
Sistema fotovoltaico
- Sistema costituito da moduli fotovoltaici e altri
componenti progettato per fornire potenza elettrica a partire dalla radiazione solare.
Sistema fotovoltaico connesso in rete
- Sistema fotovoltaico collegato alla rete di distribuzione dell'energia elettrica.
Sistema fotovoltaico grid-connected
- Vedi sistema fotovoltaico connesso in rete.
Sistema fotovoltaico isolato
- Sistema fotovoltaico non collegato alla rete elettrica di distribuzione.
Sistema fotovoltaico stand-alone
- Vedi sistema fotovoltaico isolato.
Sottocampo
- Collegamento elettrico in parallelo di più stringhe.
L'insieme dei sottocampi costituisce il campo fotovoltaico.
Stand-alone
- Vedi sistema fotovoltaico isolato o ad isola.
Stringa
- Insieme di moduli o pannelli collegati elettricamente in serie per
ottenere la tensione di lavoro del campo fotovoltaico.
Tensione
- Differenza di potenziale elettrico tra due corpi o tra due punti di
un conduttore o di un circuito. Si misura in V (Volt).
Tensione alternata
- Tensione tra due punti di un circuito che varia nel
tempo con andamento di tipo sinusoidale. È la forma di
tensione tipica dei sistemi di distribuzione elettrica, come pure
delle utenze domestiche e industriali.
Tensione continua
- Tensione tra due punti di un circuito che non varia di
segno e di valore al variare del tempo. È la forma di tensione
tipica di alcuni sistemi isolati (ferrovie, navi) e degli apparecchi
alimentati da batterie.
Tonnellata equivalente di petrolio (Tep)
- Unità di misura dell'energia adottata per misurare grandi quantità di questa,
ad esempio nei bilanci energetici e nelle valutazioni statistiche.
Equivale all'energia sviluppata dalla combustione di una tonnellata
di petrolio. Essendo il potere calorifico del petrolio grezzo pari a
41.860 kJ/kg, un Tep equivale a 41.860 ● 103 kJ.
Volt (V)
- Unità di misura della tensione esistente tra due punti in un
campo elettrico. Ai capi di una cella fotovoltaica si stabilisce una
tensione di circa 0,5 Volt; circa 17 Volt ai capi di un tipico modulo
fotovoltaico con tensione nominale di 12 Volt (nel punto di massima potenza).
Wafer
- Fetta di silicio di spessore variabile da 250-350 mm (millesimi di
millimetro) ottenuta dal taglio dei lingotti di silicio prodotti con
la fusione del silicio di scarto dell'industria elettronica. Dopo
diversi trattamenti il wafer diventa cella fotovoltaica.
Watt (W)
- Unità di misura della potenza elettrica. È la potenza
sviluppata in un circuito da una corrente di un Ampère che
attraversa una differenza di potenziale di un Volt. Equivale a 1/746
di Cavallo Vapore (CV).
Watt di picco (Wp)
- Unità di misura usata per indicare la potenza
che un dispositivo fotovoltaico può produrre in condizioni
standard di funzionamento (irraggiamento 1.000 W/m2 e
temperatura 25°C).
Wattora (Wh)
- Unità di misura di energia: equivale ad un Watt per un ora.
Bibliografia e Links
Materiali didattici universitari.
Impieghi dell'energia solare Prof. Ing. Aurelio C. Robotti, edizioni UTET, 1976.
Elettricità dal sole Wolfgang Palz, edizione Tecniche Nuove, 1981.
La corretta realizzazione degli impianti fotovoltaici Giorgio Rodolfi, edizione Il Rostro, 2000.
Renewable Energy World, Review Issue (rivista).
Gestore dei Servizi Elettrici S.p.A. (GSE S.p.A. aka GRTN S.p.A.)- www.grtn.it
Enel - www.enel.it
Ministero dell'Ambiente - www.minambiente.it
National Renewable Energy Laboratory's - www.nrel.gov
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